La vita fuori di me

ma solo perché raffronto
la vita fuori di me
la vita lontana
la vita passata, gustata
altrove, quand’ero me
quand’ero altrove
la vita degli altri
amici gente
che invidio o stimo,
così senz’odio
solo perché non odio
ma amo o ci provo
soltanto perché
quel che ho non lo vivo
quel che vivo non ce l’ho
solo perché respiro
solo perché sorrido
solo perché ci provo
solo perché raffronto
quel che sono
con quel che son stato
quel che son stato
con quel che sarò
quel che sarò
con quel che vorrò essere
essere o non essere
ora non sono

Penso anch’io

Non voglio lasciare stare
ogni volta che dici di lasciare stare,
ma non posso che lasciare stare
e tutto sta, ed io ogni volta lo lascio stare
Dove sta? Cosa lascio stare senza prendere?
Oppure quando dici che mi pensi
quando io ti chiedo perché non mi scrivi
quando io ti scrivo e tu sempre che mi pensi
mi pensi così bene che non c’è motivo di sentirsi
e non lo fai, non scrivi, allora io penso
che potrei pensare così bene
da far incontrare i miei pensieri coi tuoi
così che loro si fanno i migliori discorsi
e noi rimaniamo a non parlarci
ma stiamo a pensarci
Poi penso che penso assai
che quasi più ci piace la voce registrata
che non quella reale dove la bocca si muove
che quasi più ci piace vederci in foto
che non di persona in tre dimensioni
che tanto più siam disturbati in nostra presenza
quanto meno lo siamo mediati dalle onde
che di più ci piace il disimpegno
e che di più ci piace il distacco
che di più ci piace l’idea
di essere intimi a distanza
intimi in segreto…
E poi penso, penso ancora
penso che possiamo lasciarci
cioè possiamo lasciare
i nostri pensieri parlare
E noi ciao, penso…
Penso che lo pensi anche tu
Non lo pensi anche tu?

Sei

Sei persona comune di cui sento desiderio
sei diventata personaggio inarrivabile
dodici le cose belle che oggi mi son perso
Sei distante come un sogno
sei lontana come l’acqua nel deserto
dodici volte l’ora ti penso
Sei come un sogno che mi sveglio e non ci
sei, come l’ultimo che ho fatto
dodici volte ho pianto
Sognavo un albero lillà, un salice piangente,
poveri salici che piangono sempre,
aveva i capelli di Galadriel e piangeva lacrime d’argento
mi trapassavano fiori di luce tra le fronde
le cascate d’acqua trasparente
la natura trascendente
Sei l’ora in cui mi son svegliato
sei la parte mancante del lenzuolo sfatto
dodici i passi per specchiarmi la mattina
Sei le domande quando mi guardo
sei le risposte che non so
sei la risposta che mi aspetto
sei la donna, l’albero del mio sogno
ventiquattro ore senza te
ogni giorno

Questa faccia

c’è questa faccia che la gente
ha la voglia di parlarle
questi occhi curiosi
che dicono prego
e non sempre prego
sembro nudo
ma il nudo è abito
se inizio non so smettere
guardo i volti e a volte
me ne innamoro
sfumano effimeri
di fermata in fermata
mi prendo qualche libertà
quando non conosco restrizioni
sull’autobus pieno di carcarazze
leggere dà nausea
la musica è in contrasto
entrano i controllori
con smania controllano
escono sconfitti
guardo intensamente sempre
vorrei persino parlare
so quel che dire
poi lo dimentico
non dico guardo
frenetico disperato
non c’è amore del vivere
senza disperazione di vivere
diceva Camus
sono lì lì per
sono in ritardo
sempre in ritardo
su tutto
ho voglia di amare
ma amo dopo
mi sento morire di fame
di desiderio dentro
e fremo e tremo
e trattengo
amo quando sono solo
credo di capire
non capisco
ho paura del grande
ho una grande fame

Oceanauta

Vorrei scandagliarti
oceanauta del mare
rosso profondo
Osservare
da dietro la gabbia
i mostri marini
difesa e assillo
Studiare i più piccoli pensieri
e i minimi dettagli
pesci maculati e striati
che mangiano pesciolini d’argento
che mangiano plancton
che si muovono frenetici
nel tuo cuore abissale
tra alghe vischiose
tra spugne e coralli
Distrazioni
di colori attenuati
di rumori attutiti
Dove l’albore fatica
vorrei trovare risposte
e comprensione
Nella profonda fossa
trovare la luce
nuotando al buio con te

Tante cose

Le cose cambiano e perlopiù non ci si può far niente
Sono troppe le cose, sono tante, molte più di quante
riusciamo ad affrontare, a pensare, in una volta
o una a una; e lo stesso con le persone, con i legami
Tutto quel che può sembrare forte è anche debole
Tutto ciò che è indissolubile si dissolve senza che
si possa fare niente, o facendo poco, di fronte al molto,
di fronte all’ingestibile carico, al sovraccarico, al ripetersi
senza fine delle cose da ogni prospettiva: dare il proprio,
dire il proprio, fare ogni cosa si possa. Una selezione
da conscia a inconscia, le scelte fatte senza pensarle,
senza volerle davvero, giusto per fare, giusto per
dimostrare. La flessibilità scambiata per immediato;
il silenzio dimenticato; la frenesia presa per impegno
Non esistono più le piccole vite quando il piccolo è bene
Sembriamo tutti destinati al grande quando il grande,
alle volte, altro non è che una grandissima perdita

Provare

Una piccola vastità di nozioni,
di parole, di ferite e sensazioni
s’intrecciano in apparente disordine
Le cose che so sono tante
Non è per presunzione
Riconosco la realtà, a volte
la leggo bene, ci provo
I sensi non si sa ancora quanti sono
Credo di possederli tutti e tutti
sviluppati, attivi, pronti a squillare
come sensori di frequenza
di vicinanza, di lontananza;
sono un cumulo di puntigliosi allarmi
Percepisco, assimilo, imparo e continuo
a non sapere, a non saper dire
e non è questo il problema,
non è quante cose abbia toccato
sentito visto annusato gustato
ma quante non riesca a spiegarne
Che mi manchi freddezza o
mi manchi un caldo distacco,
è più facile fare, se ne avessi
da fare. Provare, bisogna provare,
per fare buone scelte bisogna provare