La vecchina

le auto che passano la mattina
quando è giorno di festa
sulla via in riva al mare
fanno un suono trascinato
che ben s’accorda
al rumore dell’onda
alla fermata del bus
solo io e una vecchietta
scoperti sotto al primo sole
già caldo e senza vento
scrivo con la giacca in braccio
piegata su se stessa
la vecchina fa imbrogli
in una busta rossa riciclata
e di tanto in tanto si gira
lenta guardinga sospettosa
come a conservarsi la vita
in quella busta appresso a sé
la fisso, fisso il bus che arriva
la guardo e mi sento buono
signora si fidi, son buono
non vede come mi vedo?
non vede che son buono?
la sua vita non la voglio,
son curioso certo, ma
non voglio la sua busta
signora il bus arriva
la porta s’apre
s’aggrappi a me
non stringa forte le maniglie
le vedo le nocche bianche
son buono le dico
son buono mi creda
ecco s’aggrappi
così signora
che bello il suo sorriso signora
anche se va a sedersi in fondo
anche se mi seggo all’opposto
che bello il suo sorriso da lontano signora
io lei, l’autista in gabbia
il bus che corre senza soste
tranne l’ultima per me
che scendo ed è ancora festa
e silenzio e polvere
e solo la guardo fluire
ma che bello il suo sorriso da lontano
signora
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