Tenero eterno terreno

La forza dei silenzi e dei pianti coinvolge come malattia,
sbadiglio ed empatia. Quando l’aria è ricolma d’incenso e prediche,
canti e litanie che salgono nelle volte terrestri, ancor prima nelle volte delle chiese,
ricordando le volte che i morti eran vivi, ricordando le loro storie:
storie di antenati e del futuro che rimane ancora in vita. Trapassando
tetti e nuvole, lacrime e pioggia, cercando teneramente l’eterno
e eternamente il tenero. Le bocche socchiuse, il cuore ricolmo, allagato.
Parenti, figli, nipoti che si dispensano dalle strette di mano e che però
succedono assieme agli abbracci e allo strofinio delle mani sulle schiene
dei corpi caldi condivisi che non vorrebbero staccarsi mai;
e si succedono inevitabili nel tempo che sembra fermarsi e non passare
mai. Forse l’eterno è stanchezza, abbandono, quando il tempo non scorre,
quando tutto appare uguale. Forse l’eterno a volte è in terra,
ma dura niente: il tempo che si chiuda una fossa
e la terra umida ritorni arida, ogni anno a rinnovare un dono di fiori
che seccano presto con lacrime che non scendono più. L’eterno magari
è quest’abitudine a veder morire e dover ricordare. L’eterno terreno
almeno è così.
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3 thoughts on “Tenero eterno terreno

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