E sai di essere osservata

Arrivi al mare che sai già di essere osservata e ti prendi i tuoi tempi posando docili i tuoi piedi sulla riva bagnata. Ti prendi i capelli tra le mani. Li impugni, li lasci cadere e li raccogli infine in una coda di cavallo, facendo gran scena, muovendoti come il caldo sull’asfalto. I tuoi capelli biondi e bruciati dal sole come crine di cavallo, la tua pelle marrone come pelle di cavallo, e da lontano sembri odorare di cioccolato. T’immergi fino al ventre che risucchi in dentro come faccio io per nascondere la pancia. Ti guardo. Sai di essere osservata. Una piccola onda sbatte sopra il tuo ombelico, sul tuo costato, e sento i brividi sulla tua schiena che s’inarca protendendo il tuo seno sodo e abbondante. Sogno di toccarti. I tuoi brividi sono per me piccole scosse di terremoto interiore. Mi guardi e sai di essere osservata. Neanche distolgo lo sguardo. Solo così possiamo giocare costretti e divisi da ben più altre cose che dei semplici caldi metri. Io mi tuffo a pesce e metto in mostra la mia agilità acquatica portandomi con misurate nuotate verso il largo senza respirare, per poi cercare il fondo e poi risalire. Ti aspetto lì e ti guardo senza pudore. Tu sai di essere osservata e almeno qui si vede il tuo impaccio mentre cali giù in acqua un po’ chiusa in te stessa. Dentro l’acqua sembri un paguro che si ritrae nel guscio di una conchiglia. Vulnerabile anche quando nuoti a cagnolino. Vulnerabile ti vedo e sorrido dei tuoi impedimenti. Adesso il vanitoso sono io. Chiudo gli occhi scendo giù a candela e penso che sarebbe bello se per caso ti venisse un mancamento. Allora sarei il primo a fare l’eroe, a soccorrerti. Sarei il primo a cingerti da dietro il costato sdraiandoti sul mio petto. La tua testa appoggiata su una mia spalla ed io con la retromarcia a trainarti fino a riva dando delle poderose gambate nell’acqua. Sarebbe bello vederti lì riemergere dal mancamento, essere il primo volto nella curva dei tuoi occhi; e piano piano poi vedresti spuntare tutti gli altri volti attorno a me, attorno a te: annebbiati, mai nitidi come il mio. Eppure non succede. Io ritorno dal fondo a galleggiare. Ti avvicini un po’ sbattendo le braccia sull’acqua. Ti vedo meglio. Mi lascio vedere meglio. Guardo il sole, guardo il mare. Ci vediamo ancora. E sei come il sole, mi costringi a distogliere lo sguardo. Sono tutto illuminato, ma già sconfitto. Guardo ogni cosa e non guardo più te. Affondo nuovamente nel mare fuggendo per riemergere più distante e deciso a tornare nuotando veloce a riva. Le bracciate si susseguono rabbiose finché tocco le pietre sotto. Esco impettito e deluso dentro. Mi sdraio fiero e deluso dentro. Leggo curioso e nelle pause spio oltre… deluso dentro.
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