Di notte affacciato alla finestra

Di notte affacciato alla finestra, che ci sia il vento oppure no, che piova o sia sereno, nel silenzio della città, nella poca luce del mio quartiere, guardo sempre quel faro lontano, di un porto che lontano in fondo non è. Vedo la sua luce rifrangersi nel mare, oggi solennemente piatto. Le fronde dell’albero di fronte stanno ferme. Nessun rumore. Il mio respiro è fermo. La aspetto quella luce gialla, come stella lontana, ma non troppo. Ritorna dopo un po’ e ciclicamente, tanto pigro da non calcolarne i secondi, così da stupirmene sempre. So che sta lì per dirmi qualcosa, che non è messo lì soltanto per orientare le navi. Ogni cosa sta in un posto per dirmi qualcosa, per dirci qualcosa. In quel faro ci vedo te nella tua fugacità e ci vedo me nella mia impotenza d’afferrarti. Non so chi sia tu, quale cosa o persona o pensiero sia tu, ma sei lì, in quel faro, e dietro quel faro, e attorno a quel faro. Di notte, sconsolato, spaurito, smarrito, getto infine un altro sguardo per assorbirne ancora un ultimo bagliore, imprimerlo nella retina, portarlo con me nel sonno, che m’illumini la vita onirica, che m’illumini l’inconscio, che mi alzi la mattina e sappia dove andare. 
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