Quel punto

C’è un punto negli oggetti di vetro che dicono sia il più fragile. Anche l’oggetto di vetro più resistente agli urti e alle cadute, anche l’oggetto dal vetro più spesso, porta con sé questa piccola grande debolezza. Questo punto in collisione con una superficie si dirama creando una rete che un millesimo di secondo dopo si frantumerà in migliaia di schegge. Schegge sparse. Schegge invisibili. Schegge che tagliano ed entrano nelle carni facendoci la casa, ed entrano in sacchi d’aspirapolvere lacerandoli, e s’incastrano nei tappeti, e son schiacciate sotto ai piedi stridendo sottilmente, e rigano, e graffiano, e diventano polvere pericolosa da inalare nei polmoni.
Ci sono queste schegge che sembrano le tue parole, e sono pericolose; queste schegge incontrollate lanciate inconsapevolmente contro l’altro; e fanno male. Ci sei tu che eri fatta di vetro e ora non sei più. Non sei più intera. Ci sei tu che sei frantumata per terra, dentro la mia pelle, tra i capelli, ovunque. Sei migliaia di schegge che brillano al sole e si nascondono all’ombra. Né scopa né aspirapolvere né nient’altro possono farti scomparire. Sei scheggiata tagliente tra i miei pensieri. Ho respirato nuvole d’aria zozza: polveri e acari di vetro. Mi è entrata in corpo lacerandomi la gola. Non più capace di urlare né di parlare. La stessa aria s’è posata sui miei organi. Li ha lacerati.

Mi sei caduta dalle braccia, e ti sei rotta, e mi son rotto.
Quel punto proprio a me.
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