Sogno di un giorno di fine primavera

I sentieri montani si inerpicavano pieni di curve seguendo la conformazione terrestre. La pendenza era insopportabile. Caviglie e fiato ne risentivano e anche i vecchi motori diesel tossicchiavano il loro dolore in qualche altra stradina più giù. L’asfalto era logoro e rattoppato da chiazze di catrame più scure. Le casette si buttavano sulla strada senza lasciare spazio a un’idea di marciapiede come se, aprendone i portoni, la strada continuasse dentro di esse. Le case erano vecchie, non superavano il secondo piano, e dai loro muri pezzi d’intonaco, negli anni, erano rovinati a terra; mostravano i loro muscoli: mattoni rossi. Il cielo troppo azzurro sembrava diviso con un carboncino da tutto il resto, da qualcuno più in alto. Il sole alle spalle riscaldava. Era in mezzo alla strada e saliva, lento, curva dopo curva, e un’altra v’era davanti a lui, e sentiva sarebbe stata l’ultima, una sorta di traguardo, un premio speciale fatto d’acqua e di baci sulle guance. Affrettò il passo. I piedi bruciavano, sudavano, puzzavano, in scarponi di una taglia in più. La svolta a gomito era ad un passo, ad un occhio. E appena girata la curva ciò che vide fu di sicuro una bella immagine, ma non del tutto un’immagine rassicurante, come davanti ad un quadro di Caravaggio. Da grossi interstizi tra asfalto e muri crebbero nel tempo disordinati nespoli. Creavano quasi una galleria e davano colore e tristezza alla strada. I rami non erano mai stati potati e pendevano verso terra appesantiti dai frutti: qua gialli come piccoli soli, là marroni come pere marce. Sulla strada un tappeto d’ombra, di foglie e nespole secche. L’odore che il vento portava con sé era sia aspro che dolce. Il sole spostatosi, ora filtrava tra tutto il verde fogliame sugli alberi e illuminava a tratti i suoi passi, che crocchiavano al suolo. Si guardava sbigottito attorno, voltandosi su se stesso, e non capiva l’insensatezza di quella trascuratezza in mezzo al vecchio ordine di prima. La strada lì si fermava protetta da una balconata. Oltre solo il dirupo. Girò di nuovo lo sguardo, era solo. Recuperati i frutti maturi, li portò con sé dentro le tasche e ridiscese lungo la via, controsole.
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4 thoughts on “Sogno di un giorno di fine primavera

  1. [C’è nei sogni, specialmente in quelli generosi, una qualità impulsiva e compromettente che spesso travolge anche coloro che vorrebbero mantenerli confinati nel limbo innocuo della più inerte fantasia. A. Moravia]

    Non tutti riescono a fare sogni generosi, ma qualcuno sì.
    Non tutti riescono a farteli vivere come se fossero tuoi, ma qualcuno sì.

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