Panta rei

C’è questo vuoto che abbiamo un po’ tutti dentro chi ieri chi oggi chi domani; che già per il fatto d’esser percepito non è così vuoto. Un vuoto che più che vuoto è qualcosa d’indefinito. Un turbinio interno di pensieri astratti trascendenti iperuranici. Bile in gola, pietra sullo sterno, brace nello stomaco. È come calciare e lisciare il pallone, nuotare sdraiati in giù su una panca, cadere da un burrone e nel fondo l’infinito. L’aria che respiriamo fa da attrito, ed è limitante, sviante, spossante, spostante, mancante. Parliamo e siamo incompresi come un muto in mezzo ai ciechi. Ci manca spesso il fiato. Siamo vuoti come l’altro lato della diga e non aspettiamo altro che l’acqua dilani il cemento, crepandolo, sfondandolo, sfidando l’aria e tutti gli elementi. Questo vuoto che è attesa e paura. E il muro non è niente a confronto della forza del fiume che ci vuole inondare, di acqua vitale, d’amore materno. Un muro che si rompe come placenta al parto, e fluiamo scorriamo, di nuovo ancora, riempendo i nostri vuoti di vita. Almeno per un ottanta per cento.
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2 thoughts on “Panta rei

  1. Ho apprezzato molto più e mi è sembrato decisamente più poetico questo breve testo che le altre poesie – senza offesa. Congrats. Usi espressioni e parole anche ricercate, non male.
    Solo una cosa, se vuoi poi cancellami il commento se ti dà fastidio: un muto in mezzo ai ciechi (= non vedenti), o cechi (= ceco-slovacchi) ? Tu hai scritto la seconda, ma magari intendevi proprio quello, non so…

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