Siamo come germogli

Credeva nell’incredibile sogno creatosi in lui, qualche anno fa: quattro o tre anni fa.
Correvano anni incerti, e continuavano a correre tuttora, quasi a passeggiare, rallentati dalla disperazione e dal dubbio di un futuro chiamato instabilità. Messaggi di disgrazie e crisi globali infettavano i giovani cervelli e i cuori infanti, sempre infranti. Saettavano da internet alla tv, dalla tv alla radio e ai giornali, da una testa all’altra, squarciando di luce dolorosa le rosse ambizioni di matricole che si approcciavano a una catastrofe senza speranza. Melma che copriva a strati solidi e liquidi il mondo buono, il mondo migliore, quello evoluto, quello delle scoperte tecnologiche che salvavano e facilitavano milioni, miliardi di vite. Che sicuro la crisi c’era, come c’è sempre stata, e come c’è sempre stata la rinascita: sulla forza della gente che sempre ci crede e sempre ci spera. La crisi, i media, volevano toglier loro pure la speranza, pure la fiducia, e ci stavano riuscendo bene, erano tanti gli arenati, e o li lasci arenare tutti, o non riesci nell’imperioso intento totalitario.
La storia narra d’eroi: gli eroi sono quelli che ci credono, che ci sperano, che stufi sbattono la testa contro i potenti, che perseveranti vengono fuori come fiori in primavera, e sbocciano idee, novità, invenzioni, e tutto è migliore di prima.
Lui credeva in quell’incredibile sogno, c’ha creduto per anni, e ora ne vedeva gli spiragli, lui pronto a germogliare, a crepare la terra, a far crepare i potenti. 
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