Medusa e Perseo

Nelle vene le scorreva del veleno, pompato da un cuore acido. Era una donna oppure un mostro? Era una donna. Alitava parole di gas irritante. Dava abbracci per lacerarti di graffi, come cadendo in cespugli di edera spinosa. Se t’incontrava, era dolore. Se la fuggivi, era per paura. Se non la vedevi, era meglio per te. Ma se la vedevi, la sua bellezza stravolgeva l’anima, rigirava la pelle. Quegli occhi verdi come smeraldi sotto la luce di un sole al tramonto prolungavano il tormento. Chi li incontrava era destinato a una lenta agonia, a una sofferenza tracciata da un sorriso di stupore. Si moriva, non c’era via di scampo. Morendo coscienti di aver visto cotanta perfezione. E gli occhi del morto resistevano alla putrefazione del corpo, diventavano smeraldi anch’essi. Lei viveva senza invecchiare, gli uomini le morivano attorno, ovunque andasse. Campi d’occhi verdi, dalla vegetazione rigogliosa le sorgevano alle spalle. Voleva piante su tutta la terra, uccidere gli altri colori, uccidere l’amore. Viveva nel suo cupo egoismo, tramante vendetta. Tradita da un dio di cui non si conosceva il nome e che la lasciò triste e senza speranze. E ora tutte dovevano soffrire allo stesso modo, tutte dovevano perdere le speranze e i propri uomini, tutte diventare vecchi immobili alberi…
Quelle donne non potevano lasciare che ciò avvenisse. Come potevano vivere senza le loro buone emozioni, senza i sorrisi e le braccia calde dei loro uomini? E tutti i sogni infranti in una sola volta: vivere una vita, creare nuova vita. Le donne non ci stavano. Decise si misero alla ricerca di quel dio adultero. Lo trovarono come un arlecchino intento a dipingere paradisi tropicali, ispirato da vivaci muse, che altro non potevano dargli oltre a quel piacere. Gli dissero: «Usa il tuo pennello per dipingere ciò che la tua vecchia amata ha reso tutto verde. Mettici i fiori, mettici l’acqua, degli animali. Mettici del rosso e del giallo, del blu e tutto il resto… O forse vuoi che le tue muse muoiano per mancanza d’affetto? Dai loro e dai a noi la possibilità di amare per sempre!». «Impossibile!» disse lui: «È diventata troppo forte, ho paura che diventi verde anch’io, che perderei tutti questi miei sentimenti colorati. Voi parlate non sapendo. Pensate che sia stata lei ad aver sofferto, e invece mi stava rendendo monocromatico. Mi stava lentamente avvelenando, anche a me che sono un dio. Era il male camuffato dal bello. Son dovuto scappare da quella figlia del diavolo!». Insistevano le donne: «Ti preghiamo di salvare il mondo. Sacrificheremo a te i frutti più buoni, gli animali più grassi…», li interruppe «che m’importa di questo, vi aiuterei volentieri, quel mostro non merita di vivere, ma dovreste aiutarmi, da solo non so proprio come potrei toglierle la vita!».
Quando anche il cielo prendeva le sembianze di un grande prato rasato, e la luna sembrava un bianco sasso lì nel centro, mentre Medusa dormiva, Perseo guardandola attraverso lo specchio, quatto quatto le si avvicinò e levando il pugnale al cielo lo calò sulle sue palpebre abbassate, prima la destra poi la sinistra, velocemente. Sanguinò infiniti arcobaleni di tutto quel colore represso. Morì allo stesso modo di un’arida fontana, quando tutti i colori furono riportati in vita. Perseo in quell’abbondanza dipinse per sempre.
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