L’uomo con le branchie

Era la paura di solcare il mare, unico e grande ostacolo che lo frapponeva tra la prigione e la libertà. E non ci fece caso quando, sulla punta dello scoglio, in preda ai tormenti, fu spinto dal vento, o perse l’equilibrio, lui, che di coraggio non ne aveva. Si ritrovò in acqua, non più vicino ad un appiglio di roccia, ma trasportato lontano da una corrente portentosa, che smise molto presto, lasciandolo galleggiare in una zona piatta di quell’immenso blu. Lui e nient’altro che lui. In preda al panico, in preda ai predatori degli abissi. Lui e la sua grande paura, di fallire, di morire. Alzato un braccio, teso verso un cielo plumbeo, e poi sceso giù a voler schiaffeggiare quel fluido minaccioso. Alzato l’altro, trafitto da un soffio d’aria gelida, di nuovo giù. Uno schiaffo dopo l’altro. Piedi che battevano a pelo d’acqua, sollevando schiuma, e propagando minuscole onde che si dissolvevano qualche metro più in la. La rabbia scemò e la sua nuotata divenne composta, ed anzi carezzevole. Non tagliava più in due il mare, ma ci scivolava sopra come un girino. Chiuse gli occhi, ormai gonfi e rossi dal sale e continuò nella sua impresa verso il nulla, la sua salvezza. Nuotò e nuotò e nuotò. Tanto che i suoi arti divennero pinne, le gambe fuse una nell’altra a formare la coda, e nel petto gli spuntarono da ambo i lati grandi branchie, laddove prima c’erano le costole. I suoi occhi si rimpicciolirono, la bocca si allungò in un muso appuntito da cui, quando aperto, si stagliavano affilatissimi denti. Il cervello sfumò, dimenticando quanto vissuto nella vita terrena. C’era un grande squalo in mare ed aveva trovato la libertà, lui che di libertà più nulla ne sapeva. 
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8 thoughts on “L’uomo con le branchie

    1. Beh si. In questo caso libertà è consistito in questo, nella natura animale. Ma non è sempre così, d’altronde ad ognuno il suo. C’è chi è uomo con le branchie, chi in effetti arriva ad una spiaggia, e così via. ;)
      Grazie per esser passato col segno. :)

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  1. Ciao Alessandro, la libertà, assieme all’ amore
    è l’unica cosa che allontana l’uomo dalla fatica del
    vivere è sempre stata pura illusione.
    Solo dentro di noi possiamo dire e dirci verità che
    fuori ognuno crede di possedere.
    Il Tuo meraviglioso (come sempre) racconto
    rafforza ancora il mio pensiero del bisogno di essere
    liberi in simbiosi con Madre natura.

    Con Amicizia
    Gina

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  2. Mi colpisce soprattutto il cervello che svanisce, come ultima conseguenza della metamorfosi, e con esso ogni cognizione precedente. A volte è il nostro cervello in effetti a tenerci imprigionati, in paure, pregiudizi, analisi, ossessioni e quant’altro…
    Un saluto
    Aurora

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    1. Ciao Aurora, e benvenuta. :)
      Hai compreso bene, e proprio il cervello a vincolarci più di tutti e ad oscurare i nostri istinti animali. A volte è bene, il più delle volte, altre volte è male. Ma quando è il caso, loro emergono.
      A presto..

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    1. In realtà tra un po’ vorrei passare a scrivere racconti più lunghi, e non più o non solo micro racconti. Diciamo che sono stato e lo sono ancora vincolato dal tempo e dalla mia mente, ma punto a sbloccarmi. ;)
      Grazie mille.

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