Se uno scrittore

Così mi sono accorto, e probabilmente non dico nulla di nuovo, che uno scrittore ha bisogno di interagire col mondo solo osservandolo, senza mai fuggire dalla sua solitudine, fonte e banca di storie e memorie. Se uno scrittore esprime se stesso nella banalità dei dialoghi quotidiani, ecco che perderebbe la capacità di rendere i suoi pensieri, racconti fantasiosi. Uno scrittore esprime le sue massime potenzialità, non quando proferisce parola, bensì quando prende la penna in mano e scarica l’anima su uno due tre, cento fogli. Le parole se non scritte sono vaghe e si perdono nell’aria, e la gente non ci bada poi così tanto se rendi un pensiero poesia, né tanto meno sarebbe possibile d’istinto e sul momento creare capolavori di stile. La scrittura va pensata, scritta e cancellata, e di nuovo scritta. Lì rimane lo scrittore, e non nell’aria. Lì rimangono le sue parole, nel posto giusto. Nessun ripensamento. Lo scrittore non balbetta, non ha la r o la s moscia e nessun difetto di pronuncia. Certo, ha un suo modo di parlare che si chiama stile, ma è assai molto meno difettoso della sua oralità, salvo eccezioni. Egli si sa emozionare come fosse la realtà, e fa qualcosa in più, e dunque si emoziona di più. Un bravo scrittore, è capace di descrivere la realtà, di renderla più bella o più brutta, più reale o più irreale. Davvero uno scrittore è capace di tutto. Può esprimere idee sue, ma renderle di qualcun’altro, così da venir fuori da un eventuale pericolo di critica. Uno scrittore può tutto, se lo vuole, se è bravo. Uno scrittore più parla, meno scrive.
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11 thoughts on “Se uno scrittore

  1. L’idea della solitudine come una banca di storie e memorie è davvero bella ed efficace. Mi piace!

    Mi ritrovo inoltre in tutte le parole che hai scritto, forse aggiungendo solo un pizzico di illusione e attaccamento ai sogni degni di uno scrittore… esordiente.

    Uno scrittore può tutto… e tu l’hai dimostrato! In ogni tuo post…

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  2. @Lucia Lo stile ritorna. E certo gli ultimi due libri che ho letto in qualche modo mi hanno influenzato, nonostante qui non riprenda niente di loro (Cerami e Queneau). Grazie!

    @Nicol Pure a me quella frase mi è piaciuta sin da subito, quando l’ho scritta. Hai ragione, in effetti ci sta l’illusione e ci sta l’attaccamento ai sogni, ma al momento ho avuto ed ho la prospettiva un po’ più limitata. Speriamo di potere davvero tutto, fin quando è bene! ;)

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  3. Ciao Ale! Non concordo molto su questa astrazione dello scrittore dalla realtà e dalla comunicazione con glialtri, il mondo…Chi scrive parla della vita, la propria e di quella che non conosce e spesso la interpreta dando voce a coloro che non sanno o non possono esprimere i propri pensieri, emozioni, dolori e problemi. Lo scrittore gioca con la propria interiorità e fantasia, questo è vero, e non necessariamente deve decifrarla attraverso voci che si disperdono nella folla, ma la sua missione è quella di “vivere” la realtà attraverso ciò che scrive e regalarla agli altri….affinchè ognuno ritrovi su quei fogli una piccola parte di sè.

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    1. Dicevo che per uno scrittore secondo me è più facile scrivere che parlare, salvo qualche eccezione, e che appunto può manifestare se stesso al meglio nella scrittura. Non volevo dire che uno scrittore non comunica con gli altri, ma che probabilmente comunica più col silenzio e con l’osservazione, e che se parla molto si svuota, dimenticando magari ciò di cui potrebbe scrivere con particolari e invenzioni.

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  4. Come promesso.
    E’ un ritratto dello scrittore in cui mi ritrovo appieno. Non aggiungerei o cambierei nulla. Lo scrittore non è un oratore (sarebbe una contraddizione per principio), la sua essenza si trasmette soltanto attraverso la parola scritta; così la sua anima, che può restare nascosta per tutta la vita a coloro che lo circondano, è virtualmente accessibile a tutti quelli che leggeranno le sue opere.
    Non credo che lo scrittore sia avulso dalla realtà (e Alessandro non dice certo questo), anzi, nessuno più di lui è in grado di avvertire un contatto viscerale con il mondo: deve essere un osservatore attento, uno spettatore. E’ un requisito essenziale, perchè, sia che narri di luoghi esistenti o fantastici, deve trattare di sentimenti umani. Se manca il sentimento, il libro non funziona e non piacerà a nessuno, primo tra tutti allo scrittore.

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  5. Quando ho deciso di commentare questo post, trovato per caso, il blog mi ha fatto una domanda: che ne pensi?
    Io non penso, io provo e percepisco quello che mi hai lasciato con queste parole. Provo un senso di impotenza verso il mondo sapendo che le mie parole, soprattutto quelle scritte, arrivino e soprattutto siano comprese da così poche persone. Tutto ciò per il semplice fatto che lo scrittore è in linea e sintonia con pochissime persone ma queste ultime saranno degli eletti.
    E io mi sento un’eletta perché quando ti leggo mi sembra di vederti, davanti al tuo pc, che batti i tasti della tastiera, soffermandoti sulle parti più dolorose, ma tiri su gli occhi verso il monitor e continui a scrivere, quasi non sentendo più nessun dolore ai polpastrelli.
    Ale, prima o poi ti voglio trovare in libreria su uno scaffale e sarò la tua prima fan!

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