Il buon virus

Si preparava con un solletico alla gola un forte colpo di tosse. L’aria fingeva di salire pronta ad esplodere in un tumulto, ma poi ritornava dentro caricandosi sempre di più. Fin quando un poderoso soffio partì dai bronchi, oltrepassò la trachea, graffio la laringe e dirompente scoppio fuori come un razzo impattato sulla terra. Avevo tossito fuori l’anima e mi stavo per spegnere. Il soffio vitale adesso stava sospeso nell’aria con tutte le sue certezze e le sue paure. Se ci si faceva attenzione, mentre il corpo moriva, lì la mia coscienza prendeva forma ed i batteri scrivevano sospesi i miei pensieri. Le idee diventavano concrete unioni di batteri, legati a formare virus, che poi si dissolvevano nell’etere e viaggiavano spinti dal vento. Così quei virus viaggiavano per il mondo, e così quei virus vennero respirati da una moltitudine di corpi. Tutti quei corpi tossirono con la stessa violenza di come tossì io, e così trasmisero altre idee, altri virus, per il mondo. Capitò che alla fine nessun corpo più esistesse, ma come in un “iperuranio” erano le idee a vagare, erano soltanto loro a vivere. Ci fu un’eterna guerra batteriologica, e alla fine di tutte le idee ne rimase soltanto una: il Bene. Ed il Bene era capace di riprodursi e creò un mondo di idee buone. Il Bene le soffiò nei corpi morti, che ripresero vita e realizzarono la pace.
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