Un solo schiaffo

Il tempo si era fermato, e tuttavia qualcosa si muoveva. Era un braccio teso che si abbassava su di me, vibrante, colpendomi. Quella mano fredda e lucida, fatta di marmo rosa. All’impatto si sgretolava contro il mio volto plastico, e ormai distorto. Riuscivo a sentire sotto quello strato duro, delle vene pulsare con forza quasi a voler esplodermi in viso. Avevo la guancia che sembrava un campo minato. Pian piano piccoli puntini rossi unendosi davano principio ad un ematoma. Dagli occhi eruttavano lacrime incandescenti, di dolore e stupore. Come se ci fosse stato un tendine collegato fino alle gambe, esse cedettero al peso del corpo che si accasciò a terra, reggendosi sul braccio sinistro. La mano destra invece, illusa ed incredula tastava la ferita, sporcandosi di sale. Di nuovo, quel braccio mi venne incontro. Con un dito mi sbeffeggiò alzando il mento verso di se. Ci fu uno sguardo cattivo, e lungo. Poi lei si volatilizzò, lasciando che rovinassi al suolo, disperato, al buio.
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