Incubo notturno

Ricordo solo mani fredde di donna circondare il mio collo, e poi stringerlo, come il cilicio sulla coscia. Ricordo quel viso anemico e beffardo. E qui risaltava una bocca distorta, rossa come sangue. Alle 4:50 del mattino ho spalancato gli occhi, con quest’ultima immagine stampata sulle retine. Il vecchio istinto fanciullesco m’ha spinto a rigirarmi nel letto e coprirmi tutto col piumone, così come non facevo da anni. Così mi mancava quasi l’aria, ma sotto ero protetto. Stavo quasi piangendo, eppure quelle lacrime li trattenni, almeno dagli occhi. Ohi, come martellava forte la vena accanto al pomo. Ricordo di averla sincronizzata col cuore. Ricordo poi di essere riemerso dal letto con l’ansia di cercare l’orologio digitale. Una fioca luce rossa che navigava nell’ombra. E’ stato un piccolo gesto rassicurante. Mi sono riaddormentato!
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