Demian

Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.

Archivio per il tag “Scrittura”

Testamento d’amore.

Intingerei la mia penna nell’inchiostro dei tuoi occhi. E tatuerei le mie parole sulla tua pelle. Nero su rosa. Segni indelebili di un presente passato a futuro sognato. E poi lascerei fare a te, su di me, lo stesso. Corpi segnati e legati da frasi iniziate da te e terminate da me. Tu il capoverso, io il punto. La nostra storia, scritta, vissuta sulle nostre membra. Una lingua compresa soltanto da noi, fatta di grafemi agli altri sconosciuti. Forse la tramanderemo ai nascituri, già dentro il tuo ventre gonfio. Assorbiranno la nera china, e semmai saranno ribelli la rigetteranno quasi tutta, perché incompresa anche da loro. Perché anche l’amore può essere incompreso e quindi rifiutato. Ma noi, noi continueremo ad amarci, a scriverci, sulla pelle rugosa, e poi tesa, e di nuovo rattrappita. Con le mani congiunte chiuderemo il nostro libro, e lo lasceremo ai posteri, a chi sarà capace di decifrarlo. Come la Stele di Rosetta più di duemila anni fa, forse più leggeri. Il nostro testamento d’amore.

Se uno scrittore.

Così mi sono accorto, e probabilmente non dico nulla di nuovo, che uno scrittore ha bisogno di interagire col mondo solo osservandolo, senza mai fuggire dalla sua solitudine, fonte e banca di storie e memorie. Se uno scrittore esprime se stesso nella banalità dei dialoghi quotidiani, ecco che perderebbe la capacità di rendere i suoi pensieri, racconti fantasiosi. Uno scrittore esprime le sue massime potenzialità, non quando proferisce parola, bensì quando prende la penna in mano e scarica l’anima su uno due tre, cento fogli. Le parole se non scritte sono vaghe e si perdono nell’aria, e la gente non ci bada poi così tanto se rendi un pensiero poesia, né tanto meno sarebbe possibile d’istinto e sul momento creare capolavori di stile. La scrittura va pensata, scritta e cancellata, e di nuovo scritta. Lì rimane lo scrittore, e non nell’aria. Lì rimangono le sue parole, nel posto giusto. Nessun ripensamento. Lo scrittore non balbetta, non ha la r o la s moscia e nessun difetto di pronuncia. Certo, ha un suo modo di parlare che si chiama stile, ma è assai molto meno difettoso della sua oralità, salvo eccezioni. Egli si sa emozionare come fosse la realtà, e fa qualcosa in più, e dunque si emoziona di più. Un bravo scrittore, è capace di descrivere la realtà, di renderla più bella o più brutta, più reale o più irreale. Davvero uno scrittore è capace di tutto. Può esprimere idee sue, ma renderle di qualcun’altro, così da venir fuori da un eventuale pericolo di critica. Uno scrittore può tutto, se lo vuole, se è bravo. Uno scrittore più parla, meno scrive.

Manchi solo tu…

Lo so. Dovrei scrivere, anche solo per sentirmi più libero. Forse dovrei metter nero su bianco per il solo piacere di vedere del nero sul bianco. Sono stanco di vedere il vuoto in questo foglio, e però è così difficile poterlo riempire d’inchiostro, almeno che non ci rompa una penna di sopra. Assimilo così tanto, e penso così tanto, ma le idee stentano a venire. La creatività manca e non mi spiego il perché. Di libri ne sto leggendo come al solito. Guardo film e telefilm. Mangio tanto e tanto spesso vedo gli amici, eppure.. Eppure le parole non vengono, le idee vorticano al di fuori di me. E sto scrivendo questo, semplicemente per mantenere un esercizio di stile. Mi intristisco quando penso di star perdendo tutte le mie doti. Pare che la scrittura voglia allontanarsi da me, tanto quanto io voglia avvicinarmi ad essa, come due calamite di polo uguale, si respingono. Che queste frasi riescano a farmi riprendere familiarità con le parole e le idee è ciò che spero. Che riescano a spingere le mie mani ad impugnare una penna e trascinarla marcatamente sul quaderno, è ciò che mi auguro. Sono solo in attesa di storie belle ed emozionanti, che lascino il segno. Le mani sono pronte, il cuore pure. La penna e carica ed il foglio è candido. Manchi solo tu cervellino mio!

Ispirazione che viene e che va.

Avessi un blocco note ed una penna, riempirei il cestino di tante palle di carta. Scriverei ed appallotterei. Sai che piacere! Il rumore della carta stropicciata, come un morso ad un cracker. Il tiro a canestro, e la palla che rotola fuori dal bordo, sul pavimento. Tanti fogli disordinati sulla scrivania, in un ordine che soltanto io saprei riconoscere.
Ed invece sono qui davanti al computer, che non accetta disordini, non accetta stropicciamenti di monitor, non accetta lanci a canestro. Non si preoccupa del volume delle parole, tanto ne può contenere infinite senza riempirne una stanza.
Eppure cambia il mezzo, ma non la sostanza. E di sostanza oggi non ce n’è. L’avevo detto che l’ispirazione viene e va. Oggi va!

Io voglio vivere

Ritorno a scrivere più per non perdere l’abitudine che per bisogno. Eppure già da queste prime parole comincia ad affiorare un certo desiderio in mezzo al prato di parole sui cui poggio i miei nudi e puzzolenti piedi. Provo a camminare e districarmi tra la natura, cercando di non calpestare nulla di vivente in mezzo all’erba umida. Mi piace respirare l’odore verde acerbo, e mi piace immaginare una ragazza sul prato, ansimante dopo una corsa, con le gote rosate ed una goccia di sudore che scende sinuosa dalla tempia per poi percorrere tutto il volto ed arrivare all’insenatura sotto un collo bianco e affusolato. Adoro immaginare un uomo materializzarsi da una mano all’altra, e vedere questa coppia che all’unisono presi dall’asma e dalla tachicardia, sorridano come dei bambini sdentati e spensierati. E poi lo vedo, un abbraccio appiccicoso, sussulti, ed il bacio, come un’areosol. La vita, quella sana, pura, pulita, si muove da un soffio ad un altro. Viaggia nell’aria. La vita eterea. Io voglio vivere, vivere d’amore!

Un grafico a scaloni!

Ispirato e riportato alla realtà da un nuovo amico blogger che non sa di aver causato questa spinta in me, ritorno qui a scrivere del mio lungo letargo dal blog. Sono costante come un grafico a scaloni, e questo si era notato più e più volte vista la mia tendenza alla ripetizione. Quanto sarà passato, un’annetto, 12 mesi, 365 giorni? Noooooo… addirittura due anni e sei mesi? ..Ah, come passa in fretta il tempo. Eppure oggi ritrovandomi a leggere tutti i miei ultimi post, li ho sentiti tanto vicini a me. Li ho letti con un bel sorriso, e mi sono rivalutato assai. Chi l’avrebbe detto che a questa distanza di tempo avrei trovato qualcosa di buono, perfino più di quanto ne trovavo allora? E’ probabile che le mie doti critiche si siano accresciute e rileggendomi ho pensato che forse ci potrebbero essere tra i miei post alcuni spunti che potrebbero spingermi a scrivere qualcosa di più grande, qualcosa che magari in un futuro potrà essere pubblicato per qualche casa editrice. D’altronde è un sogno che ho da tanto tempo nel cassetto!

Pensieri e parole..

E’ da circa una settimana che non mi faccio vivo da queste parti, ma ho passato cinque giorni in montagna, due dei quali con gli accierrini e gli altri tre con tutti i responsabili parrocchiali. Ed è stata un esperienza unica come sempre, decisamente stancante, formativa ed emotiva. Tutto quello che è successo di bello, di bellissimo e di brutto, mi ha fatto riflettere tanto, e mai avevo riflettuto così tanto. Ogni gesto, ogni movimento, ogni segno e ogni parola sono stati assorbiti da me. Ho parlato molto poco, probabilmente ho detto poco di me a parole, eppure son convinto da quel che alcuni mi hanno fatto capire di aver lasciato in loro un qualche segno, a chi positivo a chi negativo. D’altronde non sono solo le parole a parlare. Proprio dalle parole ho notato un certo distacco, li ho ascoltate tutte, stancandomi a volte, ma ascoltandole sempre con tanta pazienza. Li ho ascoltate e mi hanno trasmesso tante emozioni positive e negative, formative. Queste parole non riuscivo a rielaborarle formando pensieri lineari e concreti e rimanevano soltanto vortici di emozioni inspiegabili e silenziose dentro di me. Ho passato questi due giorni all’insegna del silenzio e dell’ascolto, probabilmente i miei due talenti, ma molto ho comunicato. E proprio questo silenzio mi ha rovinato in un certo momento, quando dovevo parlare, dovevo e non l’ho fatto. Qualcuno ha richiamato la mia attenzione e forse aveva bisogno che io parlassi, e non l’ho fatto. Adesso sono tornato a casa con un peso nel cuore e la speranza di parlare al più presto.

Primi passi..

Eccomi qui tra voi a fare i primi passi in questo nuovo blog, con la speranza che possa coinvolgervi emotivamente e criticamente nelle mie riflessioni, nei miei dialoghi, nei miei semplici pensieri. La voglia ed il piacere di scrivere c’è, questi non mi sono mai mancati, tuttavia le idee che spesso mi vengono, o son troppo personali e perciò non ve ne renderò partecipi, oppure sono vergognose, ed anche per questo non ve ne renderò partecipi, qualora quindi queste idee non fossero personali e vergognose per me, io sarò lieto di formularle e scriverle qui per voi, con lo scopo di creare nuovi rapporti, seppur virtuali, e di crescere assieme a voi nel dibattito o nelle semplici esperienze quotidiane; quindi ogni suggerimento, consiglio, e critica son ben accettati, purché non siano lesivi ed offensivi.
Spero dunque di aggiornarvi e di aggiornare frequentemente questo nuovo spazio, anche se immagino (magari mi sbaglio) che non sarò un bloger eccessivamente attivo.
Un saluto a tutti..

Navigazione degli articoli

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 58 follower

%d bloggers like this: