Demian

Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.

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Cuore.

Sentiva l’impulso di scriverle ogni istante, e l’unico suo freno era l’inattività: il continuo scontrarsi con le mani pronte sulla tastiera, e bloccate nei nervi; la resistenza non voluta e obbligata. Il tempo sgorgava freddo da tutti gli orologi del mondo. Il sole fiondato sui monti. Finestre s’illuminavano nel buio della sera. Attraverso i vetri spiava vite altrui, vite – ne era convinto – di certo più felici della sua. Aveva gli avambracci stanchi, prossimi al dolore. La sua mente stanca, prossima al dolore. Il cuore già dolorante, eppure fermo nelle sue convinzioni, debole, in attesa di colpire sulla fatica di un corpo inerme, come quei lottatori esperti che ricevono colpi su colpi, resistono e poi stancano i propri avversari. Il cuore è un lottatore: resistente, forte, furbo. Il cuore vince sempre. Il cuore non si stanca mai. Lui avrebbe vinto.

Cos’è il cuore?

Cos’è il cuore? Un bersaglio per frecce?
Chi sono gli altri? Tutti arcieri?
Che importa poi se sono arcieri bravi o cattivi, il cuore è tutto un centro e basta che lo prendi e l’hai ferito. Ovunque: di striscio, in pieno, di lato, al centro, in profondità, o in superficie.
Sempre male, un po’ di più, un po’ di meno.

Cos’è il cuore? Un organo da ricucire?
Chi sono gli altri? Tutti chirurghi?
Che importa poi se sono chirurghi bravi o cattivi, il cuore è tutto tenero e basta che lo cuci e l’hai curato. Ovunque: sopra, sotto, di lato, in profondità, cucito in superficie.
Sempre bene, un po’ di più, un po’ di meno.

Il cuore, è un intervento chirurgico, sullo squarcio aperto. 
Il cuore vivo, è mille ferite sanate e mille in sospeso. 

Angelo.

Si era già dimenticato d’essere scomparso quando camminava come un fantasma in mezzo a tutta quella gente. Viveva di illusioni e pensava soltanto alle delusioni, e viveva male. L’ultima batosta, proprio l’ultima prima di morire, arrivò dritta al cuore. Un colpo apoplettico; ed era così giovane. Una donna che lo fece spaventare in tutta la sua bellezza. La creatura più bella mai vista, un bacio velenosissimo. Fu quello a bloccare il cuore. Possibile che era tutto vero, si chiedeva un istante prima di spegnersi, possibile? Era possibile, assai reale. Una cosa che non si sarebbe mai aspettato di vivere. Un desiderio che lo tormentò per tutti i suoi giorni, un’illusione che da subito diventò delusione. Ne era certo, e si sbagliò; delusione della delusione. Delusione al quadrato. Il cuore in overload. Boom… E vagava come uno spettro, deciso per le strade della città, senza più sognare, ma solo agendo, su tutto e su niente. Impalpabile cercava la sua meta e la sua metà, l’arma che lo ferì mortalmente, l’anima d’accudire. Viaggiò per giorni tra il vento ed i sospiri, confuso nello smog e nelle nuvole. Infine, invisibile s’accostò a lei. E subito le si disegnò un sorriso sul volto. Quella donna, bella e protetta, da se stessa e dalle sue vittime.

Perché il cuore?

Certe associazioni sono ormai così facili, perché siamo nati con esse. E sono così ben radicate che difficilmente si può pensare di cambiarle. Eppure, mi pare che molte di esse siano sbagliate o comunque incomplete. Una persona oggi mi ci ha fatto pensare, risvegliando in me pensieri già fatti. E proprio oggi, San Valentino, giorno che ormai in pochi tollerano, compresi gli innamorati, si potrebbe andare controtendenza. Tutti quei cuoricini stampati ovunque, che vuoi o non vuoi rimangono impressi nelle retine, danno un’immagine un po’ distorta dell’amore. Come se i sentimenti sorgessero soltanto dal cuore. Ed invece no! Sono tanti gli organi che competono o che in un certo senso collaborano affinché l’amore possa esprimersi. Vien da pensare al cuore, perché i suoi battiti accelerano quando proviamo forti emozioni, ma accelerano anche quando corriamo o fatichiamo. E allora perché non pensare allo stomaco, che come quando sei preso da fame e lo senti mormorare, rimbombando nel vuoto delle pareti, così lo senti rumoreggiare e richiamare la tua attenzione, quando ti innamori. Chi non ha mai sentito alla bocca dello stomaco, quella sensazione di vuoto a volte angosciante? E poi, c’è l’intestino, che tralasciando la fisiologia umana, risente molto di queste emozioni, ed in particolare della paura, che viene appunto espletata da stimoli aggiuntivi. Ed in amore, non si prova paura? Noi sentiamo le emozioni dentro, impulsi che nascono e vengono trasmessi dal cervello agli organi ed al corpo, e poi ritornano ad esso. Le gote che si arrossano. Lacrime che scendono automatiche dagli occhi. La pelle d’oca. La postura. Il calore. E così via. Perché allora è il cuore il simbolo dell’amore? Forse perché è stato reso più estetico? Vi immaginereste accanto alla scritta “ti amo” un cervello o un intestino? Ve li immaginereste dei palloncini volare, a forma di stomaco? E dei cioccolatini a forma d’encefalo?

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