Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.
Parte tutto da me. Da me disteso su una soffice coltre di neve. La faccia all’insù a farmi baciare dal sole, e ovunque, bianco. Ragazzi, mi tiro su, e non avete idea delle bellissime immagini che mi si presentano davanti. Un pullulare di gente in tuta da sci, che pare di stare nello spazio. I movimenti pesanti di chi fa i primi passi sulla luna. I sorrisi sbalorditi di chi vive e vede per la prima volta uno spettacolo mai visto. Salti a rallentatore, e lunghe discese su slittini improvvisati, buste nere della spazzatura reinventate. E poi le lotte improvvise, come se di colpo ci trovassimo in un ring circolare alla quale non si possono superare i suoi confini. Lottatori di sumo che poi finiscono per abbracciarsi, e ridere, ridere, ridere. Ma ecco dall’alto una pioggia di bianchi meteoriti, e tu stai lì ad evitarli. E di colpo ti giri e rimani incantato. Di colpo, dall’alto della montagna vedi il mare, lo stretto sotto i tuoi occhi. Siamo noi, ad amalgamarci alla perfezione dentro a questa magnifica natura. Sono gli alberi, son le foglie, è il mare e la montagna. È il cielo e le sue bianche nuvole, la neve sotto di noi. Tutto ritorna a noi come noi ritorniamo alla natura. Lontani dal caos, lontani dalla città, lontani dagli impegni. Liberi, spontanei, senza paura di sbagliare. Pronti ad essere grati, ma anche a scusarci. E’ sintonia tra di noi, nel bene e nel male, come una nota bella ed una nota brutta, assieme stanno bene. E si, sento ancora quella musica suonarmi nelle orecchie, ed ho l’impressione che la sentirò per molto, simile ad un carillon che ha appena ricevuto la carica…
Fiocchi di neve scendono giù come fossero piume al vento, a coprire tutto di una candida e soffice coltre. Un manto bianco a nascondere le buche nell’asfalto, a congelare mozziconi di sigarette, come stalattiti. Cattivi pensieri rarefatti e spazzatura ormai affondata. Sopra di esso un’altra vita, una nuova vita, una bella vita. Alcuni si lanciano palle di neve, rincorrendosi e poi lasciandosi cadere sul morbido letto, col fiatone e le gote arrossate. Bambini si sfidano scaraventandosi dall’alto di dune di neve, fino a scivolare il più lontano possibile. Mi piace vederli con quei sorrisi degni d’esser pubblicizzati. Altri spalano neve con i propri arti ad immaginarsi degli angeli. E poi un esercito di pupazzi prende vita. Le carote vanno a ruba, ed i rametti secchi, finalmente fieri d’essere utili. Dentro le case, i caldi e bei pensieri, scritti sui vetri appannati. Uomini che indossano maglioni di lana ricamati a mano, con motivi di renne e stelle. Lì, attorno ad un tavolo, con le carte in mano e i dolci al centro. Tanta cioccolata. Torroni. Petrali. Donne vestite di rosso, divine. Baci, abbracci e coccole. E poi un pullulare di luci. Dai presepi agli alberi. Un lampeggiare rosso, un lampeggiare blu, un’intermittenza d’emozioni. E il tempo dei regali, fiocchi sfioccati e carte strappate, urla di gioia. Fuori è sera. Esplodono bombette, e rumoreggiano petardi. Qualche fuoco d’artificio illumina il blu del cielo e poi, in alto, più luminosa di ogni cosa, la Stella Cometa.
E ad esser sensibili, non ci si guadagna poi più di tanto. Sicuro sei capace di cogliere particolari e minime emozioni che altri, pensi, non siano in grado di fare. Saresti anche capace di immedesimarti nell’emozioni altrui, entrare in empatia con l’altro. Di farti carico dei sentimenti altrui, arrivando spesso a soffrire o gioire per l’uno o per l’altro, come se tu stesso stessi vivendo al momento quella situazione. Arrossisci e diventi freddo ogni qual volta il termometro della vita si altera, portando a conseguenze, che se ti va d’esser pignolo potresti prevedere o anche prevenire, ed infine curare. C’è chi lo chiama istinto. Ma l’istinto non si forma forse da un esperienza visiva, da un’osservazione sensibile? Esser sensibili, vuol dire essere pronti, ed anche cambiare umore con un minimo. Basta un fiocco di neve o un granello di cenere, a farti star bene o a farti star male. E’ come stare tutto l’anno in primavera, dove primeggia la volubilità del tempo, e dove sbocciano meravigliosi fiori, nascono minuscoli esseri, e microscopici pollini vengon trasportati dal vento. Ti viene l’allergia!
Oramai la pigrizia mi ha divorato. E sto qui ad ispezionare le sue viscere. Fino a poco fa ho avuto tante forze ed ero pronto a fare il mio dovere, ma è bastato un semplice click, uno sguardo, una lettura veloce e tutto è cambiato. Posso rimandare i miei doveri a domani, prendendomi un’attimo di pace. Così ascoltando la musica, ascolto anche me stesso, le mie domande. Colgo la mia ispirazione e la travaso in bottiglie di vetro verde. Ed eccole incassettate in vendita ai primi acquirenti. Su, via! Chi vuole un po’ di me, non ha che da sborsare un po’ di soldi, o si potrebbe anche tornare al vecchio sistema del baratto. Forza, su. Cosa mi proponete? Mi proponete un pezzo di voi stessi? Un po’ del vostro liquido? Non sarebbe uno scambio equo? Dai, coraggio, ho bisogno di riempirmi di altro. Di me stesso ne sono pieno! Di voi ho sete.