Demian

Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.

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Che viveva d’acqua e immaginazione.

Che in fondo, sotto un sole che sbriciola la roccia, migliaia di ciottoli rotolano lungo la scarpata e si tuffano nel baratro. Qualcuno ne rimane sulla strada, dietro il tornante, dando un tocco di novità all’asfalto grigio e caliginoso. C’è un disperato che barcollante cammina lungo la banchina e di tanto in tanto s’appoggia al guard rail, gettando lo sguardo vuoto lungo il precipizio. Avanza lentamente. La pelle secca, disidratato, cerca la vita, ed invece pare che trovi la morte. Sfinito scivola su un ciottolo e cade oltre il dirupo, ruzzolando a valle ostacolato da piante grasse e spinose. Non lo trovarono più quel vecchio, e nessuno seppe cosa gli accadde. Ma lui non morì, no, non morì. Viveva oltre la porta varcata dopo aver perso i sensi. Viveva in un mondo fatto d’acqua, in una casa fatta d’acqua. Una cucina fatta d’acqua, un tavolo d’acqua, un piatto d’acqua. Pensava acqua, e quando pensava bolle d’ossigeno andavano a formare nuvolette che galleggiavano in quel piccolo mare, spinte da correnti, verso una donna fatta d’acqua. Ai fornelli quella donna fatta d’acqua mescolava acqua, e con un mestolo d’acqua riversava l’acqua in uno scolaacqua e poi in quel piatto fatto d’acqua. Al vecchio acquoso, veniva l’acquolina in bocca. Poco dopo mangiava acqua. Aveva tutta l’acqua che voleva. In giardino coltivava alberi d’acqua, cocomeri d’acqua, patate d’acqua. Campi di grano d’acqua si muovevano assieme alla corrente… Quel vecchio fatto d’acqua viveva, ma era cieco, poiché anche il sole era d’acqua. Il vecchio viveva d’acqua e immaginazione.

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