Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.
Come vorrebbero scendere insistenti le lacrime. Spingono dietro alle palpebre, ultimo ostacolo della coscienza. Sognano di scorrere lungo gote di porpora, e poi pendere dal mento verso l’abisso di un pavimento lontano. Rimbalzare una dopo l’altra, l’una sull’altra. Una grande pozza, sempre più grande. Sono lacrime tristi, per questo restano, ritornano in dietro e riprendono nuovamente la forma del ghiaccio. Aspettano però un prossimo fuoco, per sciogliere l’iceberg che sta dietro agli occhi, dentro la testa. E non si tratta dei venti siberiani, delle macchie solari, della distanza tra il sole e la terra. Una testa è fredda per altro. Lacrima dopo lacrima, si fossilizzano in una vasta calotta polare, che lentamente sfida la calotta cranica quasi incapace di contenere tutto… Poi arriva un sole, un caldo sole umano, un sorriso trasfigurato agli occhi. Il contatto di una mano calda sulle tue mani viola. Un bacio sul collo. Senti picchettare tutto. Pic pic. Crac! Caldo che spacca freddo, crepe dalle quali sgorgano piccole gocce. E si riuniscono per scendere come fiumi, non più ostacolate dalle palpebre ma neanche pronte a cadere nell’abisso. Le lacrime di gioia, scendono, e scendono nel maglione di lei, pieno d’odori. Attutite. Assorbite. Accolte pure quelle.
Credo che le lacrime siano parte di noi, appartengono alla nostra profondità interiore, soltanto chi le versa può capirne il senso. Chi le vede scendere può soltanto immaginare il perché. Mi permetto di scrivere qualche passo di una mia poesia sulle lacrime: Tra i bagliori del temporale scorsi il tuo volto piangente,
bagnati erano i capelli, grondante di pioggia il viso,
eppure il cuore guidò la mia mano ad asciugare le lacrime…
Sono parte di noi ed è importante ogni tanto vederle scendere, sentirle scendere. Eh sì, è facile distinguerle anche dalla pioggia che riga un volto. Dov’è che scrivi tu?
…una testa è fredda per altro…
Come sempre, dritto al cuore…
Sempre Vale, prima il mio, poi se pure il tuo e quello degli altri ancor meglio.
Grazie :)
bellissimo blog…
Grazie Anya (così devo chiamarti?), grazie davvero. :) Per me è sempre un piacere ricevere certi “issimi”. Come mi hai scovato?
tramite un blog che leggiamo entrambi. mi avevi incuriosita e così sono approdata sulla tua pagina…
scrivi davvero molto bene, complimenti.
=) …sei sempre la benvenuta! (e presto farò un salto serio da te)
Come due sorelle, una triste, l’altra gioiosa; si prendono per mano e
scivolano verso la “quiete”.
Sempre molto bravo
Una lieta sera
Gina
In fondo sono ispirato anche da te e dalla poesia. Grazie! :)
Credo che le lacrime siano parte di noi, appartengono alla nostra profondità interiore, soltanto chi le versa può capirne il senso. Chi le vede scendere può soltanto immaginare il perché. Mi permetto di scrivere qualche passo di una mia poesia sulle lacrime: Tra i bagliori del temporale scorsi il tuo volto piangente,
bagnati erano i capelli, grondante di pioggia il viso,
eppure il cuore guidò la mia mano ad asciugare le lacrime…
Sono parte di noi ed è importante ogni tanto vederle scendere, sentirle scendere. Eh sì, è facile distinguerle anche dalla pioggia che riga un volto. Dov’è che scrivi tu?
Scrivo romanzi e poesie (auto pubblicati) mi trovi su http://ilmiolibro.kataweb.it/community.asp?id=80263