Io ero un parto della natura lanciato verso l'ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla, lasciare che si sviluppasse dal profondo, obbedire al mio destino e far mia la sua volontà, questo era il mio compito.
Mi vedevo come un guerriero lanciare la corda al di là delle barricate e tirarmi su, gattonando sulle mura. Ogni tanto dalle feritoie che incontravo salendo, scorgevo un pezzo di te, un aspetto del tuo carattere, un tuo segreto, un neo che tendevi a nascondere. Desideravo arrivare oltre le merlature, così da scrutare la tua intimità, ed osservarti poi tutta, integra e unica come sei. Nell’ultimo sforzo, con gran sacrificio, mettevo la testa al di sopra di tutto. Ero una torre umana, e ti ho visto. Nuda davanti a me. Hai permesso che ciò avvenisse, hai lasciato fare. Così è stato per un attimo. I tuoi occhi erano palle di fuoco, eppure in essi brillava un barlume di freddezza e di paura. D’un tratto tutti i miei sogni sono crollati, si sono sbriciolati. Mi vedevo appeso alla corda, e non riuscivo ad andare oltre, né a salire, né a scendere. Sentivo il peso dell’armatura. Mi sono mancate le forze. Chi ce la faceva più a perseverare con te? Hai fatto una scelta, che non avevo capito, e che ho dovuto accettare senza condizioni. Non ho potuto fare altro che mollare la corda e cadere nel fossato, con la paura di diventare cibo per gli alligatori. Ma alla fine ne sono uscito fuori, e tolta l’armatura ho preso a correre verso l’orizzonte, con la certezza che non ti avrei mai più rivisto.
Ale…che dire…hai usato immagini talmente chiare che dire qualcosa significherebbe interrompere la carica emotica davvero coivolgente…grazie per questo pezzo di te…
La carica emotiva personale invece è rimasta ben oltre. Anzi, non immaginavo potesse rimanere così tanto. Speravo in un certo senso scrivendo di liberarmi, invece per un po’ mi sono sentito più oppresso…
“Sentivo il peso dell’armatura. Mi sono mancate le forze. Chi ce la faceva più a perseverare con te? Hai fatto una scelta, che non avevo capito, e che ho dovuto accettare senza condizioni. Non ho potuto fare altro che mollare la corda e cadere nel fossato, con la paura di diventare cibo per gli alligatori. Ma alla fine ne sono uscito fuori, e tolta l’armatura ho preso a correre verso l’orizzonte, con la certezza che non ti avrei mai più rivisto.”
Ale…che dire…hai usato immagini talmente chiare che dire qualcosa significherebbe interrompere la carica emotica davvero coivolgente…grazie per questo pezzo di te…
La carica emotiva personale invece è rimasta ben oltre. Anzi, non immaginavo potesse rimanere così tanto. Speravo in un certo senso scrivendo di liberarmi, invece per un po’ mi sono sentito più oppresso…
“Sentivo il peso dell’armatura. Mi sono mancate le forze. Chi ce la faceva più a perseverare con te? Hai fatto una scelta, che non avevo capito, e che ho dovuto accettare senza condizioni. Non ho potuto fare altro che mollare la corda e cadere nel fossato, con la paura di diventare cibo per gli alligatori. Ma alla fine ne sono uscito fuori, e tolta l’armatura ho preso a correre verso l’orizzonte, con la certezza che non ti avrei mai più rivisto.”
C’è qualcosa che…
Cosa, cosa c’è?
…di così vero, di così forte..
Qualcosa che anche io ho provato.
Qualcosa.
Ah ok, che tonto! :P
*.* Questo tuo scritto è bellissimo! Complimenti!!
Oh, ma ti ringrazio! :D